Medicazioni complesse e semplici

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Cos’è una medicazione?

La medicazione è un trattamento infermieristico volto alla rigenerazione di danni ai tessuti dell’apparato tegumentario, che possono essere di natura traumatica, patologica o conseguenza di interventi chirurgici.

Presa in carico dell’assistito

Il paziente che lamenta lesioni cutanee va inserito all’interno di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA), basato su un approccio multidisciplinare.

La prima valutazione spetta all’infermiere specializzato in Wound Care (cura delle lesioni cutanee) che, a seconda del caso, sceglierà tra medicazioni semplici e complesse, ma sempre all’interno di un iter collaborativo con gli specialisti identificati per la patologia di base.

In tal modo, al paziente verranno garantiti aspetti quali:
– adeguatezza della prescrizione di eventuali visite specialistiche
– continuità terapeutica e assistenziale
– diminuzione delle ospedalizzazioni
– adeguatezza delle medicazioni infermieristiche
– minor rischio di incorrere in infezioni e peggiorare le proprie condizioni di salute

Quanti tipi di medicazioni vi sono?

Gli scopi e, quindi, le tipologie di medicazioni sono di 4 tipi:

  • Preventiva
  • Di copertura
  • Protettiva
  • Curativa

Le prime due sono relativamente semplici, è quindi possibile che vengano gestite da personale non infermieristico, come l’operatore socio-sanitario su precise indicazioni del medico o dell’infermiere. Le successive invece sono di esclusiva competenza infermieristica.

Anche in riferimento a questa differenziazione le medicazioni si possono raggruppare in 2 gruppi: semplice e complessa o avanzata.

Che differenza c’è fra medicazioni semplici e complesse?

La medicazione semplice viene eseguita su lesioni di lieve entità, che manifestano secrezioni minime che tendenzialmente guariscono alla prima intenzione, cioè rapidamente. Lesioni come quelle successive a incisioni chirurgiche, eritemi o lesioni da pressione non gravi.

La medicazione avanzata o complessa, invece, si inserisce all’interno di un percorso di cura più complesso, per modalità di esecuzione e precisione nella valutazione iniziale, per trattare lesioni più gravi.

I materiali utilizzati possono essere di 3 tipi:

  • attivi, cioè agiscono attivamente determinando la buona riuscita della guarigione;
  • passivi, i quali assorbono il liquido che fuoriesce da ferite con infiammazione, il cosiddetto essudato e proteggono l’apertura dagli agenti esterni che danneggerebbero ulteriormente la ferita;
  • interattivi, che regolano il microambiente della lesione.

Non vi è una medicazione che possa coprire tutte le varie fasi di guarigione, è l’infermiere o il medico che valuta il presidio corretto, in base alle condizioni della lesione, è infatti prerogativa fondamentale e necessaria identificarne l’esatta eziologia.

Prima di scegliere tra medicazioni semplici e complesse, l’infermiere è tenuto a valutare il paziente, facendo attenzione al dolore, all’aspetto e alla gravità della lesione.

Quindi, dovrà collocare la ferita nell’opportuna categoria di riferimento:
– scala BWAT, PUSH TOOL, EPUAP/NPUAP per ferite da pressione
– scala WAGNER e TEXAS per lesioni da piede diabetico
– scala LERICHE FONTAINE per lesioni arteriose dell’arto inferiore
– scala START in caso di skin tears (ferite da strappo)
– scala ASEPSIS per ferite e conseguenti medicazioni chirurgiche semplici e complesse

Vale la pena precisare come nel caso di una ferita lacero contusa la medicazione adatta vada individuata dall’operatore, in base alle condizioni del paziente, alla quantità di essudato, alla profondità della lesione, all’aderenza dei due lembi di pelle.

Cos’è la medicazione a piatto?

Le medicazioni a piatto non sono altro che medicazioni semplici, effettuate in caso di ferite pulite, conseguenti a incisioni chirurgiche con secrezione minima e che solitamente guariscono per prima intenzione.

In genere, tali medicazioni infermieristiche vengono eseguite prima delle dimissioni, oppure in seguito a un intervento chirurgico.

La medicazione a piatto serve a:
– limitare il dolore
– evitare l’aumento dei microrganismi
– mantenere un ambiente sterile e asciutto, in modo da limitare la presenza di batteri
– conservare un ambiente adatto alla guarigione
– favorire la successiva rimozione del cerotto

Le medicazioni complesse

Le medicazioni complesse, o avanzate, vengono eseguite ricorrendo a materiali biocompatibili, che interagiscono con la lesione e stimolano una specifica reazione biologica. Attualmente, le medicazioni infermieristiche sono classificate secondo i dettami del CND (Classificazione Nazionale Dispositivi), che ne identifica caratteristiche e destinazione d’uso:

A contenuto salino. Utilizzate in presenza di lesioni con infezione e/o essudato moderato. 

Alginati. Medicazioni composte da fibra di alginato di sodio e calcio, che sciogliendosi formano un gel che mantiene l’ambiente umido. Vanno sostituite dopo 3-7 giorni

Idrocolloidi. Medicazioni chirurgiche semplici e complesse, composte da uno strato idrocolloide interno e da uno strato in poliuretano esterno. Servono ad assorbire l’essudato e vanno sostituite dopo 3-7

Gel idrofilo. Medicazioni a base acquosa per ferite necrotiche e/o secche

Poliuretano. Medicazioni in schiuma o in film, da utilizzare per lesioni con essudato medio o abbondante. Vanno sostituite dopo un massimo di 7 giorni

Carbone attivo. Medicazioni complesse usate per ferite infette o neoplastiche. Servono principalmente a controllare gli odori

Collagene animale. Sono reperibili sotto forma di spray, polvere, granuli, placca e pad e sono pensate per le lesioni con cicatrizzazione ritardata.

Interattive. Medicazioni complesse che interagiscono con la ferita e intervengono nel processo di guarigione, inducendo, in base ai prodotti associati e alla situazione, alla migrazione cellulare, al rilascio di citochine, alla proliferazione cellulare.

Scopo delle medicazioni avanzate

In generale, a prescindere dalla natura della lesione e dal metodo utilizzato, gli obiettivi che si pone lo specialista che utilizza una medicazione saranno:

  • educare il paziente e i familiari nella corretta gestione della lesione e dei comportamenti da adottare;
  • prevenire o trattare un’infezione;
  • creare un ambiente umido intorno alla ferita, favorevole per la guarigione;
  • gestire l’essudato della lesione;
  • rimuovere il tessuto devitalizzato, il cosiddetto escara;
  • proteggere la lacerazione da elementi esterni dannosi che potrebbero contaminare la sezione;
  • tutelare la zona anche da danni di traumi meccanici;
  • favorire il processo di guarigione grazie al mantenimento di temperatura, livello di umidità e PH adeguati.

Gli scopi elencati potranno essere perseguiti, a discrezione del medico o dell’infermiere, con una singola medicazione avanzata o con una combinazione di più medicazioni. La combinazione delle varie caratteristiche ovviamente darà vita a precisi risultati ed è su questi che i professionisti, consci delle proprietà e valutata l’eziologia della ferita, si baseranno per effettuare la scelta più opportuna.

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Quali fattori tenere in considerazione durante la valutazione della lesione

Durante la presa in carico lo specialista tiene conto di vari fattori per soppesare le condizioni della persona, dando attenzione anche elementi come dolore, la dieta che segue il paziente e lo stato nutrizionale, l’età, eventuale patologia correlata (come il diabete), oltre all’applicazione di alcune scale di valutazione, in base alla natura della lesione. Per esempio, la scala EPUAP per le lesioni da pressione o ASEPSIS per le ferite chirurgiche.

Quando è necessario sostituire le medicazioni?

La frequenza con cui le medicazioni vanno cambiate è quella consigliata dall’infermiere o dal chirurgo; tuttavia, alle sostituzioni programmate si aggiungono quelle straordinarie, necessarie quando la ferita risulta sporca.

Per quanto riguarda la rimozione degli eventuali punti di sutura, le tempistiche variano in relazione alla sede della ferita: generalmente, però, vanno rimossi dopo 14 giorni. Le ferite chirurgiche che in seguito alla rimozione dei punti non presentano una deiscenza o ulteriori anomalie, sono da definirsi guarite e non necessitano di altre medicazioni.

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